“il vero spettacolo è il cielo” di 4tu© (Fortunato cacco)
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| cielo, sky |
“Al tramonto” : parole, voce e musica : 4tu© (Fortunato Cacco)
“”Ho bisogno di un tramonto: “E al tramonto milioni di pensieri salgono verso il cielo per accendere il suo cuore……e adagiati sulle nuvole aspettano la notte
per diventare dei sogni che poi all’alba aprono i nostri occhi per diventare vita…”

tramonto
frasi e immagini sulla scuola che inizia, sul primo giorno di scuola
“….lo sentite anche voi??..è il rumore delle innumerevoli bottiglie di champagne stappate dalle aziende produttrici di zainetti….oggi pubblicità gratuita!!!!!
……e….buon primo giorno scuola a tutti/e…(soprattutto ai genitori!!)
“di 4tu© (Fortunato cacco)

primo giorno di scuola, inizio scuola
Questa poesia recitata in dialetto veneto (sottotitolata in italiano) ha il sapore di vecchi ricordi , l’odore dei fossi e il rumore delle raganelle , immagini di pozzanghere dove guardare il cielo e di case senza cancelli e allarmi…parla di soprannomi , di abitudini perse , di stelle proprio belle, di donne con le gonne della festa e uomini col cappello in mano…e di una via un tempo polverosa chiamata Cavin Maggiore.
Parole & musica : 4tu©(Fortunato Cacco) & Brugnoli Antonietta
“Via Cavin Maggiore tanti anni fa
eri ,per me bambina, un mondo incantato.
Strada di contadini, piena di sassi,
bianca d’estate. I fossi odoravano di buono e di menta.
Tutto intorno nascevano papaveri,Iris viola
e “ fiori di biscia “.
Cantavano le rane, dai rami gocciolavano le foglie
e sulle rive dei fossi le donne al “mastello “ lavavano i panni,
perché allora nascevano ancora tanti bambini. Quando cominciava a piovere, io per la strada cominciavo a correre. Il salto delle piscine in lungo, largo e diagonale era meglio di uno sport nazionale.Che divertimento !
Da andare fuori di testa…Le pozzanghere erano tanti quadri con le piante ed il cielo disegnato e io , a guardarle, con la testa in su rovesciata stavo ore ferma trasognata.Tanti campi, fossi e capitelli, frumento, granoturco e vignetu vedevi, andando per i sentieri dei campi.Per vivere si lavorava sempre e tanto fin da bambini.Il tempo libero ? Un disgrazia, perché voleva dire che eri
invalido o infermo a letto. I contadini poveretti
quanto per i campi hanno lavorato !Avevano pochi soldi e tanti bambini.Ogni giorno andavano qualcosa a comperare
e il cartoccetto di uova tiravano fuori per pagare.
Portavano in Latteria in bicicletta il latte dentro ad un secchio,
che ballava su e giù. Ad ogni buca della strada,
si spandeva un goccio. E così sera e mattina,
prima della cena e della colazione, avanti e indietro con tanta rassegnazione. Facevano il bagno nel mastello e dopo ci entrava anche il figlioletto.I gabinetti erano fuori, dietro la casa.
A letto i materassi di cartocci di pannocchie, d’inverno non c’era riscaldamento,i geloni facevano da padroni.
Alla domenica in chiesa, tutti a cantare in latino,le donne con le gonne della festa,coperte come le Talebane,
con il velo in testa, gli uomini col capello in mano
e noi bambini davanti fermi e zitti, che se facevi il pagliaccio
dopo, a casa, prendevi una sberla.A maggio, per andare al capitello della Madonna,in bici facevamo le acrobazie,
e felici gridavamo come raganelle.La sera era piena di profumi, tra un’ Ave Maria e l’altrail pensiero volava via in cielo in mezzo alla luna e tante stelle.Mamma, che bello! Quando al Rosario vedevo sui fossi vermetti e piccole bisce in quantità,quanto li ho accarezzati e perfino ho loro anche parlato.Per me capivano proprio tutto e far loro del male mi pareva proprio tanto brutto. Anche coniglietti, gallinelle e piccoli tacchini erano proprio belli e mi seguivano e si lasciavano coccolare.Come potevo, dopo, vederli ammazzare ?Non si parla,poi, di volerli mangiare. A san Martino, ammazzavano i maialini, che urlavano come poveri disgraziati. E io nascosta sotto il letto, con le orecchie tappate,provavo molta pena e vegetariana sono diventata.Tutti gli abitanti della strada avevano la loro particolarità
e la loro bontà, il loro gran lavoro e con i vicini c’era qualche lite per i confini.Tutti si conoscevano, si aiutavano, si maledicevano, ma sempre si salutavano.Si trovavano, la sera, sul ponte di casa a chiacchierare di tutto, ma poco di soldi. D’inverno si ritrovavano nelle stalle con un paio di carte per giocare e quattro bicchieri di buon vino da tracannare. Ognuno aveva un doppio cognome, da tante generazioni derivato.I “ Tubioi “ erano bravi a cucinare, i “ Preati “ a inventare, i “ Beoni “ forse così si chiamavano,perché vicino alla chiesetta delle “ Cioare “si sentivano beati e sognavano.C’erano, poi, le case dei “ Checone “,la villa dei “ Saresa “, la casetta dei “ Resegadi “,i “Stocco “,i “ Quaio “, i “ Niero”, i “ Pioncheta”, i “Brocheti”, i “ Calini “, e posso continuare con una litania di tanti altri nomi in fila. In osteria da “ Poncio ” si andava
la televisione a vedere,dove Mike Bongiorno “Lascia o raddoppia “
era bravo a presentare. Nella bottega dei “ Mistroni “ non era mai sera,di tutto si vendeva. Era Consorzio agrario,Alimentari, Latteria.
Quanto da lavorare, Gesù e Maria,dalle cinque della mattina fino a sera senza pausa!Che, poi, tanto non guadagnavano, perché tutti “ segnavano “ senza pagare,dicendo che a fine anno pagavano, se il raccolto dei campi arrivava.Il libro, dove Albino “ Mistron” e Maria “ Tubioea” i debiti della gente annotavano, sembrava l’enciclopedia Trecani ( forse a vedere che niente guadagnavano sarebbe stato meglio chiamarla “ Tregatti).Adesso grande sono diventata e in pensione sono andata, ma in Via Cavin Maggiore di sessant’anni fa un po’ della mia anima cammina ancora là.

raccolta di tumbrl vita “Abbiamo hard disk pieni di tutto….e allora perchè ci manca …tutto?” di 4tu© (Fortunato cacco)